lunedì 16 aprile 2012

Le parole della Santa Redenta - (carte estratte: 17 15 2 - tiraggio di Renata)



Mai ha' l'amor,
te miser'uomo,
che di pùtta,
n'avesti visto le bell'idee.

In sanità accolga l'amor tenero,
ch'arde come forni.

Cari all'intelletto:
è luce 'l' mondo dell'uomo.
Ama la notte e il dì.
Ah! Volo libera ora.

La monaca ripose la penna d'oca e il calamaio, chiuse il libro sacro che stava compilando e lo lasciò in biblioteca.
Da quel giorno quelle poche parole ch'ella scrisse furon d'ispirazione per l'intero ordine monastico e valsero oltremodo, poiché la santa che di nome facea Redenta proprio grazie a quella veste venne salvata.

Qualche tempo prima Redenta era stata giovane e della vita non aveva nessun timore; sperando di poter dire tutto al mondo senza inibizioni, si ritrovò invece a perdere la voce.
Era muta, ma di un mutismo particolare, si perché non ci son parole che possano morire soffocate e se non ci fu più fiato per i suoi pensieri, ci pensò da quel momento la sua pancia a dir la propria.
Vatti però a fidare di ciò che sostengono in giro le tue budella, che fan discorsi semplici ed immediati, magari anche spregevoli ed imbarazzanti, parole gorgoglianti come rutti trattenuti, turpiloqui e brutti pensieri, dispensati da Redenta come stille di velenosa saggezza.
Per lei tutto ciò era un imbarazzo, decise così di vestire abiti che potessero metter freno a quelle idee troppo profonde.
Divenne ancor più muta: monaca che fece voto di silenzio.
I rutti e i turpiloqui cessarono di colpo, come se ad entrar lì dentro avesse preso un'erba medica e divina.
Poi una notte sentì bussar di nuovo alla porta dello stomaco e non potendosi trattener corse a vomitar quelle parole sulla carta.
La voce si zittì ma quale orrore era uscito dall'inchiostro, il demone in lei non si era di certo chetato in quelle stanze, e Redenta si sentì in dovere di trovarvi rimedio, fu così che decise di arrangiar al loro posto parole d'oro, che potessero esser d'ispirazione per le altre sante signore del convento.

Che bellezza! e quale onore poter leggere i pensieri sublimi di Redenta, che tutte le incantava con l'amor, la sanità, l'intelletto e la sua luce.
Ma le parole son solo parole anche se son su testi sacri e dipende come tu caro lettore leggi o spazi la lingua degli uccelli.
E se le monache lessero in quello il loro libro divino, io ti posso dir che questa storia avrebbe potuto cominciar in un modo completamente differente.

Maiala morte! miser'uomo,
che di puttana vestivi stole belle.

Idee insani!
T'accolga la morte!
Nero che arde come fornicaria, lì in te,
letto e uccel immondo dell'uomo.

Ama la notte!
E il diavolo libera ora!

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